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Made in Italy Bici Elettriche Wayel

| Notizie | 08/11/2013

Bici Elettrica SUV Wayel

Made in Italy bici elettriche Wayel lancia sul mercato Trilogia, la bici che si fa in tre. Un progetto industriale che partendo da una medesima piattaforma di modello riesce a caratterizzarsi in tre diverse tipologie di servizio utilizzando componentistiche personalizzate.

Ma la storia di Wayel non si ferma e il 2013 vede anche l’avvio dei lavori del nuovo stabilimento di produzione a Bologna. In controtendenza rispetto all’acuta crisi economica, il Gruppo Termal decide di investire e di allargare la propria proposta di mobilità. Il nuovo stabilimento di 7.100 mq opererà in una logica ZEB (Zero Energy Building). L’edificio autoproduce non soltanto l’energia utilizzata per il comfort abitativo ma anche quella necessaria per la propria produzione industriale, ovvero tutta l’energia necessaria all’attività. Il nuovo complesso è destinato ad ospitare la realizzazione di nuovi modelli, fra i quali troverà posto un innovativo ciclomotore elettrico cittadino, il cui prototipo, dopo tre anni di studi e ricerche, sarà presentato entro l’anno. Con la produzione di un ciclomotore interamente Made in Italy Wayel estende l’ambito della propria azione e si candida alla leadership italiana della mobilità elettrica a due ruote.

L’industria tedesca contro il “Made in” – Made in Italy Notizie

| Notizie | 22/10/2013

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L’industria tedesca contro il “Made in” – Made in Italy Notizie

“L’industria Tedesca dovrà adattarsi alle norme più severe per i prodotti che portano l’etichetta ‘Made in Germany’”, spiega il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il 17 ottobre, la commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori (IMCO) del Parlamento Europeo ha votato per inasprire le norme di sicurezza dei prodotti esistenti e le regole di sorveglianza del mercato.

La commissione interna del Parlamento Europeo ha sostenuto a Bruxelles per imporre ai produttori e agli importatori di prodotti di indicare il paese di provenienza. Finora i produttori sono stati relativamente liberi di fare riferimento ai loro prodotti come “Made in Germany”, anche se sono stati fatti in gran parte all’estero. L’industria tedesca e il governo attuale sono quindi andati all’attacco contro la proposta della Commissione nelle ultime settimane, spiega il quotidiano di Francoforte.

La vice dell’SPD Evelyn Gebhardt ha però accolto il voto. Il consumatore ha il diritto di sapere dove i loro prodotti provengano: “Abbiamo quindi finalmente bisogno di un quadro giuridico chiaro e uniforme per l’origine dei prodotti. Imbrogli, con l’indicazione del paese di origine non può più esistere.”

Se la proposta del Parlamento dovesse essere approvata dal consiglio dei ministri, i produttori non saranno più in grado di fare uso dell’etichetta “Made in EU” o “Made in uno Stato membro” per i prodotti che non sono stati “sostanzialmente realizzati” in “una fase fondamentale della loro produzione” nello Stato indicato in questione.

Questo difficilmente sarà gradito dai produttori Tedeschi, sottolinea FAZ , perché essi non saranno più in grado di fare uso dell’etichetta “Made in Germany” sui loro beni che per la maggior parte sono prodotti altrove, in particolare Cina e Nord Africa. L’industria Tedesca corre così il rischio di perdere la sua principale carta vincente. Tuttavia, anche se approvata dalle istituzioni della UE, il progetto è improbabile che entrerà in vigore prima delle elezioni Europee nel Maggio 2014.

Made in Italy Zucchero a Parma il primo certificato.

| Notizie | 20/10/2013

Nuovo-Pack-Zefiro

Made in Italy Zucchero Certificato

Nasce il primo zucchero interamente certificato “made in Italy” con tanto di tracciabilità dell’intera filiera produttiva. Ad ottenere la certificazione Uni En Iso 22005:2008 è l’Eridania Sadam, società che fa capo alla holding Seci di proprietà del Gruppo Industriale Maccaferri di Bologna, per lo zucchero Zefiro, il marchio premium di Eridania prodotto dallo stabilimento di San Quirico di Trecasali (Parma).

Azimut Yachts “Being Italian” – Made in Italy Notizie

| Notizie | 30/09/2013

Azimut Yachts: 5 collections

Azimut Yachts “Being Italian” – Made in Italy Notizie

Questa essenza è motivo di orgoglio, perché il cantiere è tricolore al 100%: nel design, nelle maestranze, nella proprietà.

La nuova strategia pubblicitaria, firmata dall’agenzia Neriwolff, mira ad esaltare valori indiscussi della cultura produttiva italiana, profondamente incisi nel nostro codice genetico.

Visual e headline sono estremamente precisi, netti, di immediata comprensione. Impossibile generare equivoci. Inutile dilungarsi in spiegazioni. Il body della campagna riporta ai valori positivi per cui gli italiani sono conosciuti nel mondo.

Tali valori si possono ritrovare nella gamma degli yacht Azimut, la più vasta al mondo per numero di prodotti e tipologia. Un’intensa fotografia dei modelli rappresentativi delle cinque collezioni aziendali sottolinea in modo visivamente suggestivo il risultato concreto dell’ingegno produttivo italiano.

Sportivi, esploratori, eleganti, creativi ed eclettici. Artigiani e imprenditori conosciuti in tutto il pianeta per la creatività e la capacità di inventare l’inimmaginabile. Questo è essere italiani. Così sono gli italiani. Così sono gli yacht delle collezioni Atlantis, Magellano, Flybridge, S e Grande che interpretano in parallelo cinque modi diversi di vivere il mare, in perfetto Italian Style.

Being Italian, quindi, significa rivendicare con orgoglio le radici culturali che sono alla base del lavoro e dei prodotti italiani. E’ la difesa di una filiera completa che poggia le basi su conoscenze acquisite nel corso dei secoli: è sapere cosa fare e come lo si può fare. E’ riuscire a coniugare qualità artigianale e industria. Per Azimut, costruire yacht di grande fascino e innovativi, amati dagli armatori di cinque continenti.

Vendere “Made in Italy” in Cina

| Notizie | 23/09/2013

Made in Italy in China

La Cina sarà un Paese di super ricchi, già ora nelle principali città cinesi sono presenti i maggiori brand di lusso. Nelle principali strade di Shanghai, Chen gdu e Beijing, è possibile notare i negozi di Gucci, Louis Vuitton, Giorgio Armani, Dolce e Gabbana; Chanel; Dior; Calvin Klein, ecc. Se oggi la disuguaglianza nella distribuzione del reddito si sente molto e sono in “pochi” i ricchi che possono permettersi di comprare tali beni di lusso proporzionalmente al numero elevato della popolazione, tra pochi decenni la richiesta di tali beni sarà elevatissima. Secondo la Luxury World Association la Cina è già il secondo mercato al Mondo nel consumo dei beni di lusso. In Cina sono già presenti 100 marchi italiani con più di 600 negozi. Il consumo dei grandi vini in Cina è un fenomeno ancor più recente, se confrontato con la moda. Il Vino italiano è però ancora poco conosciuto in questo Paese. Secondo dati rilevati da uno studio che l’Italia detiene soltanto una quota di mercato del 6% nel sesto Paese consumatore mondiale di Vino, contro il 46% della quota francese. Per aumentare la presenza dei vini italiani nei ristoranti, supermercati e nelle case cinesi bisogna concentrare gli sforzi nel marketing. Il tempo è arrivato, non si venderanno più i prodotti “Made in China” in Italia, ma si venderanno i prodotti “Made in Italy” in Cina. Le aziende italiane sono pronte a sfruttare questa opportunità? Il nostro sito vi permette di iniziare a fare web marketing dei vostri prodotti di qualità “Made in Italy” in China.

Pernigotti ceduta se ne va un altro marchio italiano.

| Notizie | 15/07/2013

Pernigotti chocolates sold to foreign group.

Pernigotti ceduta se ne va un altro marchio italiano. Sarà un effetto della crisi, sarà la stagione dei saldi ma in Italia non si arresta la fuga di marchi storici alla volta di mani straniere. E stavolta, dopo la clamorosa vendita di Loro Piana di pochi giorni fa, è la Pernigotti a prendere il volo: destinazione Turchia. Intanto chi ha fatto tornare nel Belpaese il 100% di un’azienda storica è Mr Geox che ha riacquistato i marchi in Cina della Diadora. Ma veniamo ai gianduiotti. La famiglia Averna, proprietaria dell’omonimo gigante che produce il rinomato amaro, ha reso noto di aver venduto al gruppo Toksöz, con sede a Istanbul, il 100% della Pernigotti. Si tratta di un marchio storico del “made in Italy” e famoso a tutti per i cioccolatini al gianduia ma anche per il torrone e la pasticceria. Un business che per il gruppo Averna generava un giro d’affari di 75 milioni di euro grazie allo stabilimento di Novi Ligure (Alessandria), dove l’azienda occupa circa 150 dipendenti.

Il Ritorno di una leggenda: Diadora torna in Italy

| Notizie | 12/07/2013

Polegato-riporta-Diadora-in-Italia

Polegato riporta Diadora in Italia. Il patron di Geox ha acquistato il marchio per Cina, Hong Kong e Macao. Valore dell’operazione, effettuato attraverso la L.I.R.: 7 milioni di euro. Per tanti marchi italiani che vengono venduti all’estero (vedi Loro Piana ai francesi di Lvmh e Pernigotti ai turchi di Toksöz) un brand che torna a essere completamente italiano. La L.I.R. della famiglia Moretti Polegato ha acquistato per 9,2 milioni di dollari (pari a circa 7 milioni di euro) i marchi Diadora per Cina, Hong Kong e Macao detenuti dal gruppo asiatico Win Hanverky.
Per realizzare l’operazione la società che fa capo al patron di Geox ha sottoscritto un aumento di capitale. L.I.R. nel luglio 2009 aveva acquisito le attività di Diadora con lo scopo di salvare e rilanciare lo storico brand dello sport italiano. Il gruppo, oggi presieduto da Enrico Moretti Polegato, ha raggiunto in quattro anni un fatturato aggregato di 200 milioni di euro con un Ebitda di 5,7 milioni di euro. «Con questa acquisizione, Diadora torna ad essere un marchio totalmente italiano» afferma Enrico Moretti Polegato.

Zong Qinghou, «Voglio il Made in Italy che la Cina non sa fare»

| Notizie | 10/07/2013

Made in Italy in China

Chi è ancora convinto che ai cinesi piaccia parlare per metafore, per non farsi capire e non scontentare nessuno, dovrebbe ascoltare il signor Zong Qinghou, l’uomo più ricco della Cina, 68 anni, patrimonio personale stimato in 13 miliardi di dollari, accumulato con un gruppo industriale che vende bibite e alimenti per bambini: si chiama Wahaha (Bambino che ride) e nel 2012 ha raggiunto un fatturato di 10,8 miliardi di dollari, utili netti per 1,3 miliardi. Indebitamento con le banche zero. Zong è orgoglioso del suo stile di vita sobrio, pranza in mensa, non ha auto lussuose, niente vestiti di grandi sarti, mai vacanze. Si narra di un solo vezzo: l’orologio Vacheron Constantin da 35 mila euro. Ma non è una leggenda: quando lo incontriamo, dalla manica della camicia arrotolata spunta il gioiello.

A Pechino si vede gente straricca che vive in palazzi magnifici e gente molto povera, lavoratori migranti che vanno in giro con fagotti di stracci. È questa la Repubblica popolare?
«Sì, c’è dislivello economico, come in tutto il mondo. Una volta in Cina tutti erano uguali, ma tanto poveri. Quell’egualitarismo non ha incoraggiato la gente a creare lavoro e benessere comune, ha tolto entusiasmo. Finalmente ci siamo liberati da quel tabù: quando un capitalista apre una fabbrica, anche i lavoratori hanno nuove opportunità e un reddito certo».

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